Omelia II TO A
Anno A. II domenica del Tempo Ordinario (2020)
Il vangelo di oggi è in grande continuità con quello di
domenica scorsa in cui abbiamo celebrato la solennità del Battesimo del
Signore. Tra il racconto di Matteo (3,15-17) e quello odierno di Giovanni
(1,29-34) ci sono molte similitudini, anche perché narrano tutti e due la
stessa scena del battesimo di Gesù
1. A proposito del vangelo di oggi vorrei soffermarmi su
alcune sottolineature dell'evangelista che insiste moltissimo sulla preziosa
testimonianza data dal Battista.
Innanzi tutto ci parla di una sorta di esperienza mistica
di Giovanni che dice: "Ho contemplato lo Spirito discendere come
una colomba dal cielo e rimanere su di lui".
Evidentemente non si tratta della vista degli occhi,
anche perché lo Spirito, eccetto il Padre nessuno lo ha mai visto, né può mai
vederlo,
Infatti non possiamo mai vedere
con gli occhi del corpo qualcosa che per definizione è immateriale, e di cui Gesù
stesso ha detto che è come il vento che
soffia dove vuole, senza che noi sappiamo "di dove viene e dove va (
Gv. 3,8). A più forte ragione possiamo vederlo raffigurato sotto forma di
colomba. Perciò parlo, a proposito del Battista, di esperienza mistica.
Vedere lo Spirito significa dunque vedere ciò che lo
Spirito sta operando nel mondo. Il cristiano è chiamato a essere, in un certo
senso, colui che vede al d ilà della superficialità e che discerne questa
presenza di Dio che sta già lavorando nel mondo per trasformarlo.
Ciò non significa che non sia vera ed efficace. Anzi essa
è molto istruttiva anche per noi e ci dice che anche noi, come Giovanni
possiamo fare la stessa esperienza, ossia l'esperienza di "vedere" lo
spirito. Noi che lo abbiamo ricevuto come Gesù al momento del nostro battesimo
e da allora esso "si posa" calmamene sul nostro spirito e ivi rimane
per sempre.
Quanto è importante questo depositarsi, o meglio, questo
congiungersi dello Spirito, sul nostro spirito, aumentandone immensamente le
sue capacità di vedere, ossia di giudicare di riflettere, di capire e comprendere….
Quanto è importante, specie oggi in cui assistiamo ad una specie di
livellamento dello spirito e della mente, chiedere che anche noi siamo in quado
di fare la stessa esperienza mistica di Giovanni Battista.
Per poter vedere lo Spirito in noi…. (Cf San Ignazio
Lunedi II settimana) e negli altri, sui quali si è posato lo spesso spirito che
noi abbiamo ricevuto. Per non guardare gli altri a partire dalla marca delle
scarti o dalla firma che appare sui loro vestiti.
Una seconda testimonianza che Il Battista ci offre è quella della conoscenza di Gesù:
"Io non lo conoscevo, ma … ho visto e ho testimoniato che questi è il
Figlio di Dio"
Con Gesù Giovanni sembra avere un rapporto quasi di
subbordinanza: "Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era
prima di me". Invece sappiamo quanto è grande l'amore di Giovanni per Gesù,
anche se i due si sono visti e parlati solo all'occasione del Battesimo di Gesù
e non altrove. Il Battista manifesta ai suoi discepoli questi suoi sentimenti
profondi nei confronti di Gesù quando si paragona all' "amico dello sposo,
che gioisce alla voce dello sposo" (Gv, 3, 29). Questa relazione profonda che
lega Giovanni a Gesù è forse la testimonianza più bella e significativa que il
Presursore ci ha lasciato in eredità.
2. Quanto a Gesù, nel vangelo di oggi Lui non figura per
niente in i. Il Battista lo annuncia e ce lo indica, ma lui non c'è, né dice
alcuna parola, come invece era avvenuto al momento del Battesimo ("Lascia
fare per ora…." Mt, 3, 15).
Il salmo responsoriale (S 39) ci svela tuttavia tutto il
mistero di questa assenza e di silenzio. Qui si dice infatti che Lui parla, non
con le parole ma con i fatti: "Non tengo chiuse le mie labbra …. Allora ho
detto. 'ecco io vengo'. In fondo Gesù ci dice che sono finiti i tempi dei bei
discorsi e delle belle parole. L'ora è giunta di passare all'azione.
Quanto è importante anche per noi deciderci una buona
volta per tutte di uscire allo scoperto. Non chiuderci dentro il nostro guscio,
dove spesso ci nascondiamo per paura di aprirci all'incontro, alla vita
semplice, alla gentilezza. E, a furia di nasconderci, finiamo per non
riconoscerci più, per non avere più idee, progetti, convinzioni, svendendoci
agli altri o a nessuno, senza più sapere chi siamo né cosa vogliamo.
Quanto questo atteggiamento di Gesù è importante anche
per i nostri responsabili politici e sociali, i quali non sanno più dire altro che
: parole, comizi, propaganda….
Mettere in pratica la parola, decidersi di alzare la mano
e fare un passo in avanti rispetto a questo appiattimento generalizzato delle
menti e degli spiriti, dicendo: eccomi, vengo io…. ci aiuta invece a ritrovare
noi stessi; a ritrovare il nostro equilibrio in seno alla società e alla
famiglia: Ci aiuta a costruire benessere, pace, serenità e prosperità; a
conservare un ambiente pulito. Infatti non sono tanto gli scarichi dei motori
diesel che inquinano l'ambiente, bensì il vuoto mentale e spirituale che ci
mette in balia degli altri, di quello che dicono e di ciò che vogliono farci
credere.
A questo proposito c'è una bella parola di Sant'Ignazio
che ho pregato in questi giorni nella Liturgia delle Ore: "E' meglio
essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo… Il mio spirito non
è che un nulla, ma è associato alla croce, stoltezza per i pagani, ma per noi è
salvezza e virtù eterna" (Lunedi seconda settimana).
3. Infine pensiamo alla presenza e alla voce del Padre.
Anche Lui, in questo passaggio del Vangelo di oggi, non parla. Ma la parola del
profeta Isaia (I Lettura) sembra dargli la parola: "Dio era stato la mia
forza, e mi disse: è troppo poco che tu sia mio servo"
Il Padre infatti è colui che ci sostiene, ci dà fiducia,
ci dà delle ide e delle energie spirituali: "ti renderò luce delle
nazioni". Ci dà forza perché noi possiamo "portare la salvezza fino
all'estremità della terra". Affinché noi possiamo parlare al suo posto.
Aprire la nostra bocca e parlare la parola della speranza e del sorriso.
Tutto ciò è il segreto del Padre, la sua parola, che è
una sola: l'amore, di cui Egli ci ha resi capaci e di cui noi tutti abbiamo un estremo
bisogno:
"Lo spirito dell'uomo ha in sé la capacità e anche
il bisogno di amare …. Nella nostra stessa costituzione naturale abbiamo questa
forza di amare… che ciascuno di noi può sperimentare dà sé stesso e in sé
stesso". (S. Basilio Magno, Martedì II settimana).
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